Dickens L’uomo che inventò il Natale – Recensione

Non avevo idea che Dickens in persona dovette pagare per la sua stessa pubblicazione. Anche se nessun editore era interessato, il libro ha decisamente cambiato la direzione della sua carriera. Volevo trovare un libro che parlasse di questa storia, ma con mia grande sorpresa non esisteva nulla del genere”. E’ la confessione di Les Standiford, autore del libro “The Man Who Invented Christmas: How Charles Dickens’s A Christmas Carol Rescued His Career and Revived Our Holiday Spirits” che ha ispirato il film “Dickens – L’uomo che inventò il Natale“, in sala in questi giorni. Ebbene sì, perché “Canto di Natale” ha rischiato di non essere pubblicato, e le vicissitudini di questo classico della letteratura, narrato, raccontato e amatissimo da ragazzi e adulti, sono al centro della pellicola del regista britannico Bharat Nalluri.

La genesi di “Canto di Natale”, la nascita dell’inquietante personaggio di Scrooge (interpretato da un bravissimo Christopher Plummer) e le vicende del piccolo Tim sono strettamente intrecciate a momenti della vita di Charles Dickens, ai ricordi del suo passato e al suo presente. Un racconto che nasce alla vigilia del Natale e che, attraverso le vicende di personaggi emblematici e senza tempo, momenti di vita e sentimenti che non hanno età, può essere considerato “il racconto di Natale” per eccellenza. Una favola, attuale anche ai giorni nostri, che abbiamo rischiato di non leggere e di non raccontare, proprio come narra il film di Nalluri.

A causa delle richieste della sua numerosa famiglia e delle sue abitudini stravaganti, infatti, Dickens aveva svuotato rapidamente le sue tasche e, alla fine del 1843, era tormentato dal blocco dello scrittore. Le idee c’erano, ma il tempo e la concentrazione mancavano, l’editore faceva pressione e l’illustratore aveva fretta: nessuno sembrava essere dalla parte di Dickens che ha avuto soltanto sei settimane per scrivere e pubblicare il libro prima del Natale.

Grazie a un’ottima sceneggiatura della scrittrice Susan Coyne, la narrazione scorre in maniera rapida e incisiva: i personaggi sono affascinanti nella loro imperfezione e tra imprevisti e colpi di scena, non mancano le risate, le emozioni e gli spunti di riflessione. Azzeccati i lunghi dialoghi di Dickens con i suoi personaggi che prendono vita, e le discussioni sulla trama del libro. “I personaggi diventano reali – ha spiegato la stessa Coyne – Sapevamo già che Dickens parlava davvero con i suoi personaggi, quindi questa parte è basata su fatti reali, noi abbiamo aggiunto le sue impressioni personali. Parlava spesso dei personaggi delle sue opere come se fossero più veri delle persone presenti nella sua vita reale“. Dan Stevens è un ottimo Dickens, espressivo, emozionante e divertente. Il risultato finale è un film di Natale per tutta la famiglia, che fa sorridere e commuovere, e che ricorda quanta realtà e verità c’è nelle storie pensate per i più piccoli.

 

Sonia Arpaia