Quello Che Non So Di Lei – Recensione

E tu chi sei per giudicare un maestro del cinema? Te lo chiedi sempre quando provi a buttare giù due righe sui film che vai a vedere da inviato speciale di Doppioschermo. Te lo sei chiesto con rinnovato vigore dopo aver visto “Quello che non so di lei“, thriller psicologico di Roman Polanski, con in scena Emmanuelle Seigner ed Eva Green come antagonista. Dall’alto di un barattolo – prendetelo come un consiglio informale – il film appare trascurato e trascurabile, non solo per alcuni dettagli nelle scelte di adattamento (a partire dal titolo, che in originale è ” D’après une histoire vraie”, come il romanzo da cui è tratto).

Non nascondi che almeno in un paio di occasioni parte lo sbuffo. Troppo lungo per un tema così rimasticato che una puntata di “Ai confini della realtà” (o di “Black mirror”, o di qualunque altro telefilm con effetto sorpresa più latte e meno cacao) sarebbe stata sufficiente? Oppure troppo sfilacciato, con alcuni intrecci possibili lasciati solo appesi e una trama che risulta per lo più sfiatata, stantia, come un minestrone lasciato a macerare per troppo tempo?

I richiami a pellicole del passato non mancano – il minimo sindacale per un regista del calibro di Polanski – ma manca il guizzo che poteva trasformare un esercizio di stile (alla fine è quasi un cinema da camera) in un qualcosa di più memorabile. Dai rimandi alle opere di Stephen King (“Misery non deve morire” o “La metà oscura”) a qualche suggestione hitchcockiana (“Rebecca la prima moglie”) fino al duello tutto femminile in scena che richiama quello tra Joan Crawford e Bette Davis in “Che fine ha fatto Baby Jane?”, tutto sa di già visto, il colpo di scena finale appare così telefonato che sembra girato in una cabina della Sip. Parere personalissimo, anche le interpretazioni delle due coprotagoniste non aggiungono molto, una nota di assoluto valore va invece alla colonna sonora di Alexandre Desplat, pienamente inquietante e cupa, avrebbe meritato un accompagnamento visivo più memorabile.

Ps
Il binomio tra registi e attrici compagni nella vita e sul set è sempre un’arma a doppio taglio, la storia del cinema registra gli esempi Fellini-Masina, Rossellini-Bergman, ma anche Benigni- Braschi.

 

Paolo Giannace